Ambulatorio sociale di Borgo Vecchio, al via una raccolta fondi per la riapertura

11 Giugno 2020

La struttura all’interno del centro sociale “Anomalia” dovrà essere sanificata e dotata di tutti i dispositivi di protezione individuale per medici e pazienti utilizzati per il contenimento del Covid-19.

 

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PALERMO. È stata lanciata la raccolta fondi per permettere all’ambulatorio sociale di Borgo Vecchio di riaprire, secondo le nuove disposizioni dettate dall’emergenza epidemiologica in corso.

La struttura situata all’interno del centro sociale “Anomalia” dovrà, infatti, essere sanificata e dotata di tutti i dispositivi di protezione individuale per medici e pazienti utilizzati per il contenimento del Covid-19.

«Da settimane parlavamo con i medici dell’ambulatorio sulla necessità di riaprire il prima possibile, appena sarebbe finito il periodo più intenso in ospedale per loro, in prima linea per due mesi. Nel momento in cui ci hanno segnalato la possibilità di riprendere le attività, ci siamo interrogati sul come farlo in base alle necessità materiali che abbiamo, soprattutto in tema di sicurezza- ha dichiarato Giorgio Martinico, responsabile dell’ambulatorio popolare e co-fondatore di “Anomalia”- Abbiamo intenzione anche di mettere in piedi un’inchiesta di prossimità selezionando un campione della popolazione del quartiere a cui proporre gratuitamente i test sierologici. In modo da poter dare gli esiti alle autorità competenti e aiutare a mappare la diffusione del contagio. Ci stanno già arrivando donazioni in forma di stock di test sierologici, per cui speriamo che nei prossimi 10 giorni avremo circa 200 test».

Aperto da oltre tre anni l’ambulatorio sociale lavora grazie ad uno “zoccolo” duro di medici che hanno partecipato alla fondazione di questa realtà: Renato Costa, internista al Policlinico, Franco Ingrillí, cardiologo di Villa Sofia e Francesco Gentile, ginecologo all’ospedale Cervello.

L’organizzazione funziona su più livelli: il primo riguarda i medici impegnati anche nella progettazione e nello sviluppo di questa esperienza, i quali si occupano dell’aspetto sanitario.

Il centro sociale si occupa invece del front office e dello smistamento delle richieste con una piccola inchiesta mirata a indirizzare il paziente al giusto specialista rispetto alle problematiche che presenta.

«Sono circa una ventina i medici specialisti direttamente in contatto con me e di cui conosco le disponibilità orientative, per cui posso fissare le visite- spiega Martinico- Se non ho un contatto diretto rispetto ad una specializzazione, grazie all’aiuto dei medici che orbitano nell’ambulatorio riusciamo sempre a trovare chi ci può aiutare. In questo modo siamo riusciti a coprire tante branche della medicina: dermatologia, endocrinologia, neurologia. Le richieste più frequenti riguardano le ecografie, la cardiologia e la ginecologia. Sulla medicina interna ci troviamo ad intervenire con quei soggetti che non hanno residenza o documenti per cui non possono avere un medico di famiglia».

Finora è stata raccolta la metà del budget previsto per la riapertura, ma nell’ambulatorio sono molto fiduciosi di riuscire ad aprire nelle prossime settimane e di poter mettere in campo anche nuovi progetti: «Da sempre ragioniamo sulla “mission” di questo ambulatorio perché da un certo punto di vista, nessuno di noi ha voluto mettere in campo un’esperienza sussidiaria rispetto a quella che è la Sanità pubblica, che dovrebbe svilupparsi in modo diverso rispetto a come sta facendo negli ultimi vent’anni. Non vogliamo sostituirci e deresponsabilizzare lo Stato da quello che crediamo essere un diritto fondamentale che deve essere garantito in maniera universale e libera, senza ostacoli».

Martinico aggiunge: «D’altro canto ci rendiamo conto che questi ostacoli esistono e sono sia di natura economica sia culturale. Noi infatti miriamo ad occuparci dell’educazione alla salute e, soprattutto, dell’educazione alla rivendicazione del diritto alla salute perché crediamo sia giusto spiegare alla gente che questi diritti li dobbiamo rivendicare tutti insieme. Ci siamo impegnati a fare corsi nelle scuole elementari sull’educazione alimentare, sull’igiene orale, sullo sport e la salute. Altre attività di questo tipo abbiamo in programma per il futuro al netto di quella sarà la situazione sanitaria e quindi della possibilità di realizzarli. Questi sono pilastri fondamentali della nostra mission, insieme alla possibilità di prendersi davvero cura del paziente. Oggigiorno gli operatori sanitari tendono semplicemente a prescrivere il farmaco adatto, invece i nostri medici stanno costruendo un rapporto di fiducia e attenzione con le persone del quartiere. Ci interessa il benessere complessivo della persona e su questo ci andremo a muovere. Vogliamo portare avanti questo tipo di “medicina sociale”, come si sarebbe definita una volta».

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