Insanitas TV

La conferenza stampa

Ambulatori e assessorato ai ferri corti: «La bozza del nuovo contratto è irricevibile»

Il Coordinamento Intersindacale per la Medicina Specialistica di Territorio si oppone alla bozza del nuovo contratto e denuncia un clima ostile da parte dell'assessorato

Tempo di lettura: 6 minuti

Si fa più aspro che mai lo scontro fra l’Assessorato Regionale della Salute ed il Coordinamento Intersindacale per la Medicina Specialistica di Territorio che rappresenta in Sicilia 1800 strutture, con 12 mila operatori impiegati. La conferenza stampa convocata questa mattina dal Coordinamento si apre con una premessa che intende rappresentare i rapporti, considerati ostili, fra l’assessorato e la medicina specialistica di territorio: “Da quando è iniziata la pandemia ci siamo messi a disposizione del servizio sanitario regionale – afferma il portavoce Domenico Marasà – ma siamo stati sistematicamente ignorati. La Regione ha di fatto ignorato un sistema capillarizzato sul territorio, efficiente ed efficace anche e soprattutto in termini di normative anti covid. Ci siamo proposti sia per i tamponi e, gratuitamente, anche per le vaccinazioni. Siamo stati snobbati pur essendo le nostre a tutti gli effetti delle strutture mediche. Non siamo in grado di dirlo con esattezza ma se avessimo lavorato al fianco del sistema sanitario regionale, quanti contagi e quanti morti in meno ci sarebbero stati? Anche sui dispositivi di protezione individuale ci sarebbe tanto da dire, nelle altre Regioni i nostri colleghi sono stati rimborsati o hanno avuto assegnate considerevoli quantità di DPI, noi in Sicilia siamo stati costantemente ignorati. Mascherine, guanti, igienizzanti li abbiamo acquistati a nostre spese”.

Poi Marasà entra nel vivo della questione che in questi giorni ha determinato lo stato di agitazione della categoria: “Oramai da anni viviamo una situazione in cui veniamo contrattualizzati sistematicamente in ritardo. In pratica abbiamo lavorato al buio, firmando i contratti per l’esercizio in corso quando l’anno sta per finire! Adesso la proposta di contrattazione, nelle intenzioni dell’assessorato alla Salute, dovrebbe valere per 2020, 2021, 2022 e 2023. Ma se questa ipotesi di accordo dovesse andare in porto sarebbe la fine per la nostra categoria – avverte Marasà. – Tra le tante altre cose irricevibili, questa proposta prevede infatti che Il 50% del budget assegnato rimarrebbe di fatto nella disponibilità dell’assessorato, che potrà destinarlo a posteriori, con principi premiali a dir poco astrusi, molti dei quali in passato sono già stati bocciati dal TAR”. “Abbiamo sempre cercato il dialogo – prosegue Marasà – ed abbiamo anche chiesto ed ottenuto un tavolo di contrattazione, insediato nel 2019, ma di fatto inutile. Non sono mai riusciti a renderlo operativo perché ogni volta che veniva convocato i funzionari di parte pubblica, quelli nominati dall’assessorato, erano sistematicamente assenti!”

“Finalmente – continua ancora il portavoce del Coordinamento – nel dicembre del 2021 l’Assessore ci ha convocati, prendendo l’impegno di attivare i tavoli al fine di trovare una soluzione condivisa e firmare il nuovo contratto entro la fine del 2021. Ma da quel momento però l’assessorato è scomparso, rifacendosi vivo il 17 febbraio 2022 data in cui ci ha riconvocato per sottoporci questa bozza che, come già detto, è del tutto irricevibile. L’assessorato prevede, nelle modalità di riparto del budget, di trattenerne una parte molto consistente da assegnare alle zone in cui la richiesta supera l’offerta. Ma noi ci chiediamo, e chiediamo all’assessore, come farà a definire il rapporto territoriale fra domanda e offerta se non è stato mai fatto un piano del fabbisogno? In sostanza abbiamo capito che si vogliono fare entrare nel sistema circa 70 nuove strutture. Bene, ma vorremmo che qualcuno ci spiegasse quali criteri si stanno adottando? Come verranno definiti i bacini di utenza? Secondo quali parametri? Se le risorse sono sempre le stesse come si può pensare una cosa del genere? Le nostre tariffe sono ferme da anni e noi siamo storicamente abituati ad operare con tariffe sociali. Per questo siamo e ci sentiamo sanità pubblica, ma non ci va di essere presi in giro” conclude Marasà.

“L’assessore sta facendo entrare nel sistema tutta un’altra serie di soggetti accreditati ma senza alcuna programmazione – afferma senza giri di parole Salvatore Calvaruso responsabile dell’Associazione Regionale delle imprese sanitarie siciliane. – Nelle altre regioni, siccome si fa programmazione, l’accreditamento si fa secondo il fabbisogno reale, studiando i dati offerti dagli osservatori epidemiologici. La Regione Sicilia invece in passato ha accreditato in massa, lasciando poi tantissime strutture senza contratto. Ora l’intensione è quella di fare entrare tutti. Ma con le stesse risorse di prima, innescando una guerra fratricida a danno della qualità del servizio per i pazienti. Chiedo all’assessore come farà una struttura di riabilitazione a garantire il servizio con 50 mila euro di budget all’anno, se deve avere il direttore sanitario, i fisioterapisti, il personale alla reception, le apparecchiature e tutto quanto e necessario, ed obbligatorio, per garantire il servizio. Se l’intenzione è quella di smantellare il sistema per sostituirlo con altri schemi lo si dica chiaramente. Sia chiaro – avverte Calvaruso – noi non produrremo più extra budget non assegnato. Ciò si tradurrà molto banalmente in Livelli Essenziali di Assistenza non garantiti ed in un allungamento all’infinito delle liste di attesa che invieremo al ministero per i provvedimenti di competenza”.

Ad inasprire i toni fra il Coordinamento e l’assessorato è anche la vicenda della legge regionale n. 9 del 2020, con la quale viene assegnata una indennità accessoria per la pandemia anche alle strutture sanitarie territoriali (laboratori analisi, ambulatori, poliambulatori, centri diagnostici etc.). Legge approvata dall’ars ma che, secondo il coordinamento, ha trovato la ferma opposizione dell’assessore Razza. “L’assessore ha inviato una circolare alle ASP chiedendo di non tenere conto della norma e di opporsi ad eventuali decreti ingiuntivi da parte delle nostre strutture – afferma Calvaruso. – Perfino la Commissione parlamentare sulla corretta applicazioni delle leggi ha censurato il comportamento dell’assessorato Razza, minacciando di mandare le carte alla corte dei conti. Ma purtroppo l’assessore sembra irremovibile”.

“Qui si rischia seriamente di bloccare il sistema che ha garantito fino ad oggi ai siciliani dei servizi sanitari essenziali – afferma in chiusura di conferenza stampa il responsabile del sindacato Branche a Visita Marcello Raineri – I criteri proposti sono astrusi e, nell’immediato, avranno come effetto quello di mandare in tilt le Asp. Lo scenario che si prospetta è quello di una nuova riduzione del budget nelle more di stabilire i nuovi stanziamenti, il che comporterà degli effetti catastrofici a catena: licenziamenti, perdita di quantità di servizi erogati, chiusura delle nostre strutture”.

 

Contribuisci alla notizia
Invia una foto o un video
Scrivi alla redazione




    1

    Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)


    Informativa sul trattamento dei dati personali

    Con la presente informativa sul trattamento dei dati personali, redatta ai sensi del Regolamento UE 679/2016, InSanitas, in qualità di autonomo titolare del trattamento, La informa che tratterà i dati personali da Lei forniti unicamente per rispondere al messaggio da Lei inviato. La informiamo che può trovare ogni altra ulteriore informazione relativa al trattamento dei Suoi dati nella Privacy Policy del presente sito web.

    Contenuti sponsorizzati

    Leggi anche