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Ambulanze del 118 senza medico a bordo inutili e pericolose? Aliquò: «Falso, non creiamo allarmismi»

3 Settembre 2017

L'intervista di Insanitas all'ex dg della Seus, ora alla guida del Bonino- Pulejo di Messina, il quale replica alle affermazioni del manager dell'Asp.

 

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Le ambulanze con a bordo soli soccorritori e senza medico sono inutili e addirittura pericolose? «Falso, non si devono creare allarmismi», risponde Angelo Aliquò (nella foto), direttore generale dell’Irccs Bonino- Pulejo di Messina ed ex manager della Seus, intervistato da Insanitas.

Contesta, quindi, il parere del commissario dell’Asp di Messina, Gaetano Sirna?

«Spero di avere inteso male le sue parole. Non posso credere che si possa affermare che le ambulanze di base con a bordo due autisti- soccorritori siano pericolose oltre che inutili. Le “MSB” non escono dal cilindro di un prestigiatore, ma sono “decretate” a livello nazionale e poi recepite dalle Regioni che le istituiscono, parametrandole su dati certi, come la densità abitativa, la distanza dagli Ospedali (60 minuti), le asperità orografiche. Le MSB non sono un’anomalia, poiché costituiscono il mezzo base su cui si fonda il trasporto in emergenza: pensiamo all’automedica che al 90% dei casi giunge sul posto, stabilizza il paziente e chiede alla C.O. 118 di essere supportata dall’ambulanza MSB, per il successivo trasporto verso l’Ospedale più vicino. Basta questo a dimostrazione dell’essenzialità».

«Semmai l’anomalia siciliana consiste nel fatto che in alcune provincie (CT, RG e SR) non esista l’auto medica e che esistano le MSI ambulanze con due autisti ed un infermiere,  e ciò accade solo in Puglia e Sicilia. Gli infermieri a bordo di queste ultime sono dipendenti delle aziende ospedaliere siciliane pagati con il sistema dell’incentivazione, quando si potrebbero assumere altri infermieri negli ospedali facendo turnare tutti coloro che lavorano nei reparti di emergenza urgenza, anche nelle ambulanze».

«Il soccorritore siciliano del 118 è molto preparato (vedasi ad esempio alcuni parti avvenuti all’interno di alcune MSB, dove i soccorritori hanno fatto venire alla luce perfettamente il neonato) ed è capace di intervenire con determinazione nelle situazioni più drammatiche. Inoltre in Sicilia le ambulanze sono equipaggiate con tutti i presidi necessari, pertanto l’unica cosa pericolosa, oltre che profondamente ingiusta, è definire le ambulanze senza medico “pericolose”».

Perché?

«Si alimenta una sfiducia che non ha motivo di esistere. Chi ha ascoltato le dichiarazioni del dott. Sirna e non è a conoscenza di come funziona il sistema potrebbe anche essersi allarmato. Certo, sarebbe un mondo sanitario perfetto se avessimo, come auspica Sirna, sul territorio tutte MSA, ma poi chi pagherebbe i medici? Quanti sono disposti a montare in ambulanza e trovarsi difronte a situazioni più esasperate che nei Pronto Soccorsi, dove almeno sei all’interno di un luogo protetto?».

«Se l’intento è invece quello di far salire a bordo delle ambulanze i medici dell’emergenza territoriale (PTE), che peraltro in provincia di Messina sono in numero superiore a quello consentito dagli standards ministeriali, diciamolo chiaramente. A mio avviso i sistemi sono altri. Ci sono medici, dipendenti di ruolo del SSR che fanno turni in ambulanza con un numero di ore doppio rispetto a quello consentito. Basta organizzare meglio».

Come?

«Bisogna osservare i sistema dall’interno, leggere tra i dati delle attività delle ambulanze per capire. Faccio un esempio, per una ambulanza qualsiasi della provincia di Messina più o meno i dati sono questi: su 100 interventi, la metà si conclude senza che il malato sia trasportato in ospedale (quindi non erano urgenze), per l’altra metà spesso basterebbe un mezzo di base perché si tratta di problemi di entità minore (fratture di femore, incidenti stradali con feriti lievi). I pazienti gravi trattati dal servizio sono la minoranza. È lì che si deve puntare lo sguardo».

«Per un’ambulanza cittadina invece il paziente spesso non viene trattato dal medico del 118 durante il trasporto per via dell’immediato arrivo in ospedale. E allora non basta un mezzo di base? Quanti hanno davvero bisogno del medico in ambulanza per non morire o non avere danni permanenti? E in più, per i pazienti molto gravi fuori città non basta avere il medico dell’emergenza, e infatti c’è la possibilità di ricorrere all’elisoccorso».

«In realtà penso che il ruolo cardine nel sistema sia quello della centrale operativa del 118. Spetta alla Centrale l’invio delle risorse più appropriate in base al tipo di intervento, utilizzando la flotta disponibile al meglio. Bastano le ambulanze medicalizzate che già esistono, ma vanno usate bene. E bisogna affidarsi agli operatori della Seus, ben preparati ad affrontare l’emergenza e per nulla pericolosi e inutili».

Il sistema dell’emergenza e la Seus  sono spesso vilipesi e sottovalutati, ma sfruttati dal punto di vista elettorale…

«Sarebbe ora di vedere il sistema dell’emergenza non come un bacino elettorale, ma come un servizio pubblico essenziale che deve essere frequentato da gente responsabile. Mi riferisco a tutti i protagonisti del sistema, in primis a quegli autisti- soccorritori che si rivolgono al politico per chiedere di essere spostati da una postazione all’altra o a quello che cercano raccomandazioni per un semplice cambio di turni, come mi riferisco ai politici o aspiranti tali che si prestano a fare certe richieste. Lasciamo la clientela fuori dalla sanità».

Cosa cambierebbe subito nel sistema dell’emergenza?

«Ci sono molte cose migliorabili, ma mi limito a proporne una sola: l’introduzione delle postazioni “a colonnina” dislocate nel territorio, come avviene in altre regioni italiane e all’estero, in modo che le ambulanze, sotto l’indicazione della centrale operativa, possano posizionarsi nei punti più utili in modo dinamico e omogeneo per intervenire più celermente».

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