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Dal palazzo

Il parere dell'esperto

Alletto (Fadoi): «Post covid nuova sfida per medici internisti»

Lo ha detto il presidente regionale della Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri durante il congresso che si è tenuto a Caltanissetta.

Tempo di lettura: 2 minuti

È un bilancio positivo quello tracciato dal presidente regionale della Fadoi (Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri), il medico internista dell’ospedale Sant’Elia Maurizio Alletto, al termine del congresso “L’internista del terzo millennio: tra complessità e innovazione” che si è tenuto a Caltanissetta. Parallelamente si è svolto il congresso dedicato agli infermieri. «L’Anìmo, presieduta da Mariella Di Grigoli– spiega Alletto- è l’espressione degli infermieri che lavorano nelle Medicine Interne con i quali lavoriamo fianco a fianco e quindi ci deve essere sicuramente sinergia e unità di intenti nell’interesse del paziente. Dal congresso Fadoi sono usciti tanti suggerimenti importanti su alcune patologie quali diabete, broncopneumopatie, cardiopatie, e ampio spazio è stato dedicato al post covid. In particolare riguardo la formazione di nuove equipe multidisciplinari».

«I pazienti che hanno avuto una infezione da covid-19 particolarmente grave e importante- spiega Alletto- hanno bisogno di lunghi periodi di assistenza medico-riabilitativa e infermieristica, a causa dei danni dovuti all’infezione non sono solo a livello respiratorio ma anche a livello di altri organi e apparati, causati dal prolungato allettamento. Andiamo dalla perdita di massa muscolare con conseguente riduzione della funzionalità motoria, turbe dell’equilibrio, ulcere cutanee da decubito e tutta una serie di problematiche che necessitano di un primo approccio e inquadramento in ospedale e una prosecuzione delle cure al proprio domicilio. In futuro, proprio a causa del covid-19 avremo una nuova categoria di pazienti, anche giovani, che fino ad ora non pensavamo di poter avere, con problematiche psichiatriche, disturbi motori, dell’equilibrio e altre patologie».

Alletto non ha dubbi: si devono temere più gli effetti, anche a lungo termine, dell’infezione da covid-19 che i possibili, seppur rarissimi, effetti collaterali del vaccino. «Oggi abbiamo appreso dalla relazione del professore Mauro Campanini– continua Alletto- che il vaccino è assolutamente sicuro e non ci sono relazioni con chi è affetto da problemi di trombofilia. Come tutti i vaccini e come tutti i farmaci è gravato da eventuali effetti collaterali che in una minima percentuale si possono verificare. Ma questo può accadere anche prendendo una tachipirina o un’aspirina. Il vaccino antinfluenzale è sicuramente meno sperimentato del vaccino anticovid perché ogni anno viene aggiunto un antigene nuovo di un virus che, per esempio, in questo momento si sta manifestando in Africa o in America e ancora da noi non è arrivato».

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