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L'approfondimento

Agopuntura per i pazienti oncologici, al Sant’Antonio Abate già oltre 500 trattamenti

L'intervista a Vincenzo Garaffa, unico medico agopuntore in Sicilia a lavorare per la sanità pubblica: «Dallo studio osservazionale che stiamo effettuando con il primario del reparto, il dottore Zerilli, abbiamo appurato che il riscontro è estremamente positivo».

Tempo di lettura: 5 minuti

TRAPANI. Il dottore Vincenzo Garaffa (nella foto) parla del suo lavoro con un entusiasmo contagioso e con un comprensibile orgoglio, unico medico agopuntore in Sicilia a lavorare per la sanità pubblica. Oltre all’ambulatorio, dove opera da più di vent’anni, collabora da qualche tempo anche con il reparto di oncologia dell’ospedale Sant’Antonio Abate di Trapani.

Quali trattamenti vengono offerti nel suo ambulatorio e di cosa invece si occupa nel reparto oncologico?
«L’idea di lavorare con i malati oncologici mi venne quando, circa cinque anni fa, incontrai ad un congresso a Milano il direttore del centro oncologico dell’ospedale Sloan Kettering di New York, dove da molti anni i pazienti vengono trattati con l’agopuntura per attenuare gli effetti collaterali sia della chemioterapia che della radioterapia, vomito, nausee, astenia, insonnia, cistiti, stati ansiosi, tutto il corredo di disturbi che purtroppo si accompagnano a questi trattamenti. Dopo questo incontro e un ulteriore confronto con il professore Truong Tan Trung, il medico alla cui scuola mi sono formato e che vanta una doppia laurea in medicina occidentale, in anestesia e cardiologia, e in quella cinese, ho intrapreso questo percorso terapeutico all’interno del reparto di oncologia del nostro ospedale, grazie anche alla lungimiranza della direzione sanitaria che mi ha supportato in questa sfida e naturalmente dei pazienti che si sono prestati con fiducia a questa nuova terapia che integra e supporta quelle tradizionali».

Può farci un bilancio di questa attività?
«Ad oggi abbiamo effettuato più di 500 sedute di agopuntura e dallo studio osservazionale che stiamo effettuando con il primario del reparto, il dottore Zerilli, abbiamo appurato che il riscontro è estremamente positivo. Al distretto sanitario, dove opero da quasi venticinque anni, il nostro ambulatorio ha finora effettuato più di ventimila sedute, vengono trattate una molteplicità di patologie, con una prevalenza di quelle di natura algica, lombosciatalgie, cefalee, cervicalgie, ma anche insonnie, sindromi ansiose, depressive, ed anche esofagiti da reflusso, insomma lo spettro dei possibili interventi terapeutici è molto ampio. Il grande vantaggio dell’agopuntura è che agisce in maniera assolutamente non tossica, in alcuni casi riesce a sostituire il fabbisogno di farmaci o a ridurlo, è una medicina “ecologica”, non ha effetti collaterali e può essere effettuata a tutte le età. Ad esempio è estremamente efficace nel trattamento delle emicranie, riesce a ridurre sensibilmente l’utilizzo degli analgesici e questo è un indubbio vantaggio per la salute del paziente e per l’economia dell’azienda».

Come è maturata questa passione? Che tipo di formazione ha seguito per arrivare a poter integrare questa specializzazione alla sua laurea in medicina?
«Dopo la specializzazione in Medicina generale ho conosciuto il mio maestro, Nguyen Van Nghi, che è stato il maestro di tutti gli agopuntori europei, lui ha esercitato per un periodo di quasi dieci anni a Trapani, questo mi ha consentito di sviluppare una collaborazione e un approfondimento delle terapie con agopuntura. Con mia moglie, anche lei medico agopuntore, abbiamo tradotto tre dei più importanti testi sull’argomento della medicina cinese. Comprendere ed esercitare questa pratica medica è un percorso molto lungo, che dura per una intera vita, lo studio e le conoscenze a riguardo vanno sempre aggiornate e approfondite. Il mio maestro diceva che per diventare un bravo agopuntore ci vogliono almeno trenta anni».

Alla luce della sua esperienza e visti i vantaggi che l’agopuntura potrebbe avere per molti pazienti, come mai non è maggiormente diffusa nella sanità pubblica? È per la difficoltà di avere un’adeguata formazione o per diffidenza per tutto quanto non è medicina tradizionale?
«Innanzitutto è un problema culturale. Per avvicinarmi a questa disciplina medica io ho studiato molto la cultura orientale, alla base c’è stata anche la curiosità di conoscere altri approcci e questo costituisce sempre un arricchimento del proprio bagaglio professionale e umano. Per potere praticare l’agopuntura è necessario avere una adeguata formazione e quindi gli incontri, e la ricerca di importanti figure in grado di dare un insegnamento d’eccellenza, sono molto importanti. In Sicilia ci sono due scuole che formano gli agopuntori, una a Palermo ed una a Catania, sono studi lunghi, che vanno continuamente approfonditi, e alla fine del percorso di studi diventa chiaro quanto la medicina tradizionale occidentale e quella orientale siano complementari. Studiare anche l’agopuntura offre al medico uno strumento clinico terapeutico in più, quindi sarebbe auspicabile che venissero implementate le scuole, ma soprattutto che l’agopuntura entrasse finalmente nelle Università, che ci fosse un’adeguata offerta accademica, considerato che ad oggi sono, appunto, solo le scuole private, per quanto i loro titoli vengano riconosciuti, a formare gli agopuntori. Ci tengo a sottolineare quanto pionieristiche ed encomiabili siano le scelte fatte dall’azienda sanitaria trapanese e dal primario del reparto di oncologia, in Italia si contano sulle dita di una mano le strutture che offrono anche questa terapia ai malati oncologici, lo IEO di Milano, Il Bellaria di Bologna, il Gemelli di Roma e pochi altri, credo sia un motivo di vanto per la nostra provincia essere fra loro».

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