Addio a Sara, da oltre dieci anni in coma vegetativo e condannata a vivere dalla legge…

12 Aprile 2016

Ragusana, il 7 febbraio del 2006 a 23 anni accusò uno shock anafilattico dopo aver mangiato una polpetta di carne contenente solfiti, vietati per legge, e ai quali era allergica. Ieri le sue condizioni sono peggiorate, poi il decesso. Il suo caso era considerato simile a quello di Eluana Englaro. La lunga battaglia del padre Luciano: «Sappia, chi non lo sa o fa finta di non saperlo, che non è vita quella di chi ha il cervello devastato».

 

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RAGUSA. Il 7 febbraio di dieci anni fa, Sara Di Natale accusò uno shock anafilattico dopo aver mangiato una polpetta di carne contenente solfiti, vietati per legge, e ai quali era allergica. L’arresto cardiocircolatorio, la mancanza di ossigeno al cervello, e poi lo stato neurovegetativo, la corteccia è bruciata.

La tac non lasciava speranze. Da quel giorno Sara era stata alimentata attraverso tubi, respirava grazie ad un apparecchio, doveva essere di continuo girata nel letto per evitare che le piaghe dilaniassero il suo corpo inerme. Era, respirava, doveva…al passato perché a qualche giorno dal suo 33 compleanno, Sara è morta.

Sara era ricoverata dal 2012 alla SUAP, la speciale unità assistenziale permanente; il papà, Luciano Di Natale (con lei nella foto), aveva combattuto la sua battaglia: grazie anche al suo impegno era stato possibile attivare la Suap, far nascere il Centro risvegli ibleo che ha accolto Sara fino ad ieri pomeriggio, quando, trasportata all’ospedale di Ragusa perché le sue condizioni erano peggiorate, non ce l’ha fatta ed è morta.

Il caso di Sara era considerato simile a quello di Eluana Englaro: il professore Di Natale in questi dieci anni aveva sollevato la questione etica di mantenere in vita un corpo in condizioni lontane da quelle che possono definirsi vita, aveva anche lui testimoniato di un vuoto legislativo in Italia che impedisce di agire secondo la propria coscienza.

«Vita? Si chiama vivisezione– scriveva il papà di Sara qualche anno fa- Prima l’asportazione di mezzo polmone dopo una crisi respiratoria, quindi una cannula alla gola per respirare e un buco nella pancia per nutrirla. Ma è come mettere benzina in un’auto. Nient’altro. Sappia, chi non lo sa o fa finta di non saperlo, che non è vita quella di chi ha il cervello devastato».

Da quando si era accesa la discussione sul testamento biologico, Luciano Di Natale era stato il promotore e il coordinatore della nascita del registro nella città di Ragusa. Dopo dieci anni di sofferenza, sua e di chi le è rimasto accanto fino alla fine, Sara è andata via. È morta per la seconda volta, dopo il sette febbraio del 2006. La vita artificiale alla quale era stata condannata, è finita.

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