Dal palazzo

L'iniziativa dell'amico di Gino Strada

Abbruzzese, il “medico dei bambini” che devolve i proventi del suo libro

Al Salone Internazionale di Torino ha presentato “L’artigiano del cuore” il cui ricavato andrà al “Movimento per i Bambini ODV”.

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È stato definito il “medico dei bambini”. Parla di sé e di ciò che di straordinario ha fatto negli anni, come se fosse la cosa più ovvia del mondo. In realtà, di scontato nella vita del cardiochirurgo infantile Piero Abbruzzese, così come nella vita dell’amico e collega medico Gino Strada, non c’è nulla: entrambi capaci di rendere possibile l’impossibile e di mettere al primo posto la salute e il benessere delle persone.

Nel caso del dottor Abbruzzese si tratta di bambini di ogni parte del mondo, che ha operato a migliaia. Lo abbiamo conosciuto subito dopo il Salone Internazionale del libro di Torino, dove ha presentato il suo ultimo libro “L’artigiano del cuore” il cui ricavato (CLICCA QUI per l’acquisto) sarà devoluto a favore dell’associazione “Movimento per i Bambini ODV” che si propone di dare una mano ai bambini e alle giovani coppie promuovendo la natalità, l’istruzione e il benessere dei bimbi e dei loro genitori: lo fa con progetti che coinvolgono direttamente i bambini che partecipano con grande entusiasmo, come nel caso di concorsi e premi letterari e il Campus Estivo, progetti per aiutare l’Ucraina, attraverso cui sono stati donati farmaci e incubatrici neonatali. Inoltre, con il denaro raccolto sono state acquistate attrezzature destinate agli ospedali ucraini.

Nel libro, Abbruzzese racconta con sottile ironia momenti irriverenti di resistenza al Covid alternati ad aneddoti relativi ai suoi inizi da cardiochirurgo negli Stati Uniti, dove si è formato, per poi rientrare in Italia. Originario di Taranto, ma torinese d’adozione, dopo una parentesi in Sardegna dov’è stato primario del reparto di Cardiochirurgia pediatrica al “Brotzu” di Cagliari, Piero Abbruzzese è stato primario di Cardiochirurgia infantile dell’Ospedale “Regina Margherita” di Torino, centro di riferimento per tanti bambini colpiti da differenti gravi patologie provenienti anche da altre regioni e paesi stranieri.

«Quando sono arrivato mi son trovato davanti un ospedale di una tristezza unica. Mi sono detto: voglio che i bambini quando entrano qui sorridano e non piangano» ha detto Abbruzzese. Così è nata la fondazione FORMA Onlus, attraverso la quale l’ospedale è stato “rivoluzionato” a misura di bambino: sono stati dipinti sui muri personaggi dei fumetti ed è stata creata una biblioteca per i piccoli pazienti. Il dottor Abbruzzese si è dedicato e continua a dedicarsi a diversi progetti di solidarietà, fra questi c’è anche l’ospedale pediatrico MAS Children’s Teaching Hospital ad Hargeisa in Somaliland, in Africa.

«Quando Gino (ndr: Strada) ha creato l’ospedale di Cardiochirurgia in Sudan, mi ha chiesto di andare a gestire la parte pediatrica. Poi a Torino ho incontrato un signore somalo, medico che era stato Ministro alla Sanità in Somalia, che mi ha comunicato la propria intenzione di aprire un ospedale in Somalia e ci ha chiesto di dargli una mano» ha detto Abbruzzese in merito all’ospedale.

«Per anni abbiamo avuto una rotazione di medici e di infermieri che da Torino sono andati lì a prestare servizio e formare le professionalità dei colleghi. Perché se tu vai lì e fai dieci operazioni è bello, bellissimo, ma poi altri mille bambini rischiano di morire. Se invece vai lì e insegni ai medici come fare, loro continueranno a operare ed è in tal caso che veramente hai ottenuto un bel risultato» dichiara Abbruzzese, che ha operato anche in Egitto e in Birmania, adesso nota come Myanmar. «Per me è difficile allontanarmi dalla mia professione e no, non andavo in ferie» ci ha risposto alla nostra domanda su come trovava il tempo per dedicarsi a questi progetti prima di andare in pensione.

Il dottor Abbruzzese finora ha operato migliaia bambini e si emoziona ancora quando un ex paziente, ormai cresciuto, gli si avvicina ricordandogli con immensa gratitudine di essere stato salvato. Tra tutte le storie il cardiochirurgo ne ricordo una in particolare: quella di un bimbo nato con una cardiopatia tale che i medici lo davano per spacciato sin dalla nascita. «Abbiamo voluto tentare di salvarlo e ci siamo organizzati per far partorire la madre nella sala operatoria accanto alla nostra, così quando è nato eravamo già pronti” racconta Abbruzzese. «Appena nato, abbiamo portato questo bimbo di appena due chili in sala operatoria e l’ho operato per riparare una valvola cardiaca. Valvola che, dopo 13 anni, è tuttora funzionante».

Il professore Abbruzzese sottolinea l’importanza di coltivare il lato “umano” dei medici che oltre ad avere a che fare con piccoli pazienti devono fornire rassicurazioni sullo stato di salute dei propri figli e spiegare bene cosa accade. Genitori spesso reduci da ore di viaggio, sottoposti a uno stress psicologico, oltre che a spesso insostenibili spese sanitarie. Un consiglio che si sente di condividere con tutti i coloro i quali svolgono o si apprestano a svolgere questa professione? «Di metterci il “cuore”».

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