Abbasso la sanità dei freddi calcoli: c’è un altro modo per fare i conti con la salute!

20 Marzo 2016

L'ANGOLO DI IPAZIA. Il sistema sanitario è ancora più costoso per la società se le vite si perdono quando possono essere salvate. E salute non è solo S come spesa ma anche S come sicurezza e sviluppo di un paese evoluto e civile.

 

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Mentre freddi calcoli ragionieristici continuano a costituire il principale metro di valutazione della sanità pubblica, dietro improbabili algoritmi che presumono una rappresentazione, seppur anch’essa astratta, della realtà dei costi sanitari, nelle corsie degli ospedali si contano i morti che il sistema non è riuscito a salvare.

Sì, perché blocco o non blocco delle assunzioni e del ricambio generazionale, nelle corsie ci sono sempre più camici stanchi e spesso demotivati da un sistema che non ne preserva il valore professionale e i limiti (umani) di tollerabilità.

Casi come quello accaduto nei giorni scorsi in Campania, dove una donna di appena 42 anni giunta all’ospedale Monaldi è deceduta perché le due camere operatorie erano occupate per via di altre emergenze in corso, non possono restare senza interrogativi su ciò che si sarebbe potuto (dovuto) fare e non si è fatto.

Oppure si pensa che lo sventolio della bandiera di un commissariamento, attivo già di fatto, possa intimorire gli amministratori? Espiando così le inefficienze che ancor prima che nelle strutture organizzative si annidano nel ginepraio di regole del sistema.

Sì, perché mentre le regioni, soprattutto quelle del sud, cercano faticosamente di risalire la china, i freddi numeri del calcolo matematico ne arrestano la ripresa impedendone l’auspicata inversione di tendenza. E anche se le direttive europee sugli orari di lavoro battono il tempo ricordando al nostro paese che siamo già in ritardo e che la salute di pazienti e operatori non aspetta tempo, noi continuiamo a contare e ad affidare al caso e al momento più fortunato la nostra salute.

Ci auguriamo che mentre le indagini camminino lente lungo i corridoi dei tribunali, qualcuno si accorga che non possiamo pagare il prezzo di altre vite per cause evitabili.

Chissà se il nuovo Patto sulla salute non debbano sottoscriverlo tutte le istituzioni sanitarie e non sanitarie per una presa di coscienza collettiva che il sistema salute è ancora più costoso per la società se le vite si perdono quando possono essere salvate e che salute non è solo S come spesa ma anche S come sicurezza e sviluppo di un paese evoluto e civile.

IPAZIA

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