tecnici di laboratorio

A tu per tu con il virus: nei laboratori del Policlinico si va a caccia del Covid-19

4 Aprile 2020

Al Policlinico di Palermo si analizzano 150 tamponi al giorno per andare a caccia del “covid-19”. La nostra intervista a Salvatore Di Stefano, presidente della commissione d’albo dei Tecnici di laboratorio biomedico dell’ordine TSRM PSRTP di Palermo.

 

di

L’emergenza Covid-19 sta facendo conoscere meglio al grande pubblico il funzionamento della complessa macchina del sistema sanitario nazionale. I media parlano ogni giorno della medicina territoriale, dei servizi di emergenza e urgenza ed entrano, talvolta metaforicamente talvolta fisicamente, dentro gli ospedali per scoprire cosa accade, per capire chi fa cosa. Nella complessa linea di comando che governa le reti ospedaliere, abbiamo ormai imparato a capire che non ci sono solo medici e infermieri ma ci sono anche tante altre professioni che, in questo particolare momento assolvono ad un ruolo fondamentale per fronteggiare la crisi.

Fra questi senza dubbio i tecnici di laboratorio biomedico, potremmo definirli i “cacciatori” di virus. Sono loro infatti che, ricevuti gli ormai famosi “tamponi” li analizzano per andare a caccia del “covid-19”. Per capire meglio il loro lavoro abbiamo intervistato Salvatore Distefano, presidente della commissione d’albo dei tecnici di laboratorio biomedico dell’ordine TSRM PSRTP di Palermo.

“Il tecnico di laboratorio biomedico “lavora in almeno quattro macro aree e una di queste è la microbiologia, che si occupa dell’isolamento e della ricerca dei microrganismi patogeni per l’uomo quali batteri, virus, miceti e parassiti – spiega Distefano – l’attuale emergenza pandemica per la parte laboratoristica, sta assistendo a una diminuzione dei campioni biologici per la ricerca di batteri, altri virus o altre indagini microbiologiche per focalizzare la propria attività alla ricerca del SARS-CoV2.

Cosa fa il tecnico di laboratorio biomedico?

La moderna Medicina di Laboratorio svolge un ruolo di assoluta rilevanza nella prevenzione, nella diagnosi, nel trattamento e nel follow-up di tutte le patologie. Il processo che conduce dal quesito diagnostico al dato analitico è suddiviso in tre fasi: fase pre-analitica, analitica e post-analitica; il tecnico di laboratorio è il responsabile della fase pre-analitica, ovviamente non riferita al campionamento che viene fatto nelle sedi opportune e da altri professionisti sanitari.

La fase pre-analitica si avvia con l’accettazione del campione in laboratorio; successivamente si procede alla verifica della sua integrità, provetta idonea, protezione adeguata durante il trasporto e altro, elementi che possono influire sul risultato finale. In genere si dice che un buon risultato si ottiene da un buon campione, e quindi da come è stato fatto il prelievo e dalle condizioni in cui arriva in laboratorio.

Quali difficoltà avete riscontrato maggiormente in questo periodo?

Qualche volta il campione non è arrivato come avremmo voluto che pervenisse, ossia contenitore primario posto all’interno di un altro contenitore che viene chiamato secondario e tutto in una busta separata da un’eventuale richiesta cartacea. Se il contenitore non è chiuso bene questo ovviamente rappresenta un rischio.

Cosa si intende per campione biologico?

Per campione biologico intendiamo quello preso dalle basse e/o alte vie respiratorie; è uno dei più semplici da reperire, perché si ottiene attraverso un tampone orofaringeo o nasofaringeo. Ma il campione per la ricerca del virus è quello prelevato dalle basse vie respiratorie, ossia un broncolavaggio alveolare piuttosto che un broncoaspirato o anche da espettorato. Nella maggior parte dei casi quando il paziente si presenta come primo accesso e si ipotizza la presenza del virus fare un tampone è la via più semplice e soprattutto meno invasiva, tranne che il paziente non riesca ad espettorare spontaneamente e si chiede in quel caso di raccogliere un campione di espettorato. Una volta accettato il campione e compilata l’anagrafica sulla piattaforma elettronica si procede con l’analisi.

Come si ricerca il virus?

Attraverso degli esami biomolecolari ossia la ricerca diretta di un componente del virus, in questo caso l’acido nucleico ossia l’RNA. Per prima cosa si processa il campione e questa è la fase più rischiosa perché è la parte dove l’operatore è maggiormente esposto; indispensabili per l’operatore in questa fase i Dpi adeguati, mascherina FFP2 o meglio ancora FFP3, occhiali a protezione delle mucose degli occhi, visiera e dei guanti e anche dei camici monouso di materiale impermeabile.

La procedura viene condivisa con i biologi o i medici, in quanto vi è almeno una di queste figure presente in ogni turno di lavoro in laboratorio; ultimo ma non ultimo l’ambiente deve essere idoneo; infatti il Covid-19 dovrebbe essere processato in un laboratorio che consente una protezione verso tutti i microrganismi classificati dall’OMS al terzo gruppo di patogenicità, per evitare che accidentalmente vada a finire all’esterno.

In questo periodo in tanti segnalano la carenza di Dpi e tamponi

Oggi l’Italia si trova a fare i conti con la scarsità dei Dpi e tamponi, ma questo dipende ovviamente e vale per ogni regione, dall’aumentata richiesta e dai canali di approvvigionamento, in quanto le ditte devono rifornire tutto il territorio nazionale e in alcuni casi anche il territorio internazionale.

Attualmente la ditta a cui ci rivolgiamo, in questa fase di emergenza, non riesce a sopperire a tutte le richieste nazionali e questo comporta dei ritardi anche nelle consegne.

Il mio pensiero va a tutti i professionisti sanitari, e chiaramente anche ai tecnici di laboratorio che spesso vengono dimenticati, perché solitamente si parla solo di una parte dei professionisti in rappresentanza di tutte, ma in realtà sono tante le figure professionali che in questo momento stanno andando avanti con molti sacrifici, che consapevoli dei rischi a cui vanno incontro, senza gli adeguati dispositivi di sicurezza, non fanno mancare il loro contributo umano e professionale.

Il laboratorio del Policlinico di Palermo è attrezzato per il Covid-19?

Il laboratorio del Policlinico di Palermo è di classe III, ovvero un laboratorio di contenimento dove si compiono operazioni che presentano un rischio moderato, ovvero per le quali un livello 3 di contenimento è adeguato a proteggere la salute umana e l’ambiente; si avvale inoltre dell’utilizzo di cappe a flusso laminare di II classe che proteggono il materiale da esaminare, che per noi è sacro e deve essere salvaguardato da qualsiasi altro possibile inquinamento e protegge anche gli operatori.

Quanti tamponi riuscite ad analizzare al giorno e si riescono soddisfare le esigenze del territorio?

Mediamente ne facciamo più di 150 al giorno nella mia unità operativa; lavorando senza sosta riusciamo a coprire le richieste che per la maggior parte sono quelle che arrivano dal pronto soccorso del Policlinico.

 

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE...

Seguici su Facebook

Made with by DRTADV