Caso Tutino, la Cassazione conferma il quadro accusatorio

29 Gennaio 2016

La truffa messa in atto con l' extramoenia, spacciando comuni operazioni di lifting per interventi funzionali che venivano realizzati, a carico del servizio sanitario nazionale, presso l'Ospedale di Villa Sofia, dove Tutino svolgeva funzioni di primario.

 

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Pazienti dirottati dal suo studio privato nelle strutture pubbliche con la prospettiva di farli risparmiare. Era questo il giochetto collaudato da Matteo Tutino per incrementare il giro di affari derivante dagli interventi c.d. extramoenia.

La Corte di Cassazione va già dura nei confronti del chirurgo plastico e medico di fiducia del governatore Rosario Crocetta.

Questo il quadro del raggiro che Tutino avrebbe più volte messo in atto: dirottare comuni interventi estetici all’ospedale Villa Sofia, dove era primario, spacciandoli per funzionali e dunque a carico del servizio sanitario nazionale. Una vera e propria truffa che il Tribunale  di Palermo aveva inquadrato profilando a carico del medico i reati di peculato e falso.

Per la Corte di Cassazione Tutino aveva messo in atto la truffa per ottenere “una maggiore notorietà professionale in vista di un eventuale e sempre più redditizio sfruttamento economico anche in ambito libero-professionale”. In proposito, la Cassazione osserva che “è evidente, data la rilevante esosità delle operazioni di chirurgia plastica, che un medico, ben consapevole che non tutti i pazienti sono in grado di permettersi sotto il profilo economico interventi di tale natura, sia in grado di incrementare notevolmente la sua attività libero-professionale e quindi la propria clientela allorquando diventi un fatto notorio che i pazienti da lui visitati privatamente vengano successivamente operati in ospedale senza costi aggiuntivi”.

Per la Suprema Corte, inoltre, è corretta la motivazione del riesame che ha ritenuto che “le somme versate dai pazienti costituissero il corrispettivo dell’intervento chirurgico eseguito in ospedale e non delle visite e medicazioni post intervento, integrando così l’abuso di ufficio”. In questa situazione, secondo la Cassazione, essendo le indagini ancora in corso a dicembre, c’era il rischio di inquinamento probatorio data “l’attività compiuta a tutti i livelli da Tutino per dissimulare il suo agire illecito, non temendo di attivarsi anche con i suoi pazienti istruendoli al fine di evitare che si avesse contezza dei suoi atti illeciti”. Il giorno dopo la revoca dei domiciliari, il chirurgo è stato sospeso dall’ospedale. Nei prossimi giorni si attende la chiusura delle indagini da parte della Procura.

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