Di Vita: «Con le nuove tariffe per gli esami, centinaia di laboratori di analisi rischierebbero la chiusura»

14 maggio 2017

Interrogazione della deputata al ministro Lorenzin: «La bozza del nuovo tariffario favorisce le multinazionali a danno dei piccoli centri. In Sicilia resterebbero solo una ventina di consorzi».

 

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«Se le nuove tariffe per gli esami entrassero in vigore, centinaia di laboratori di analisi, rischierebbero la chiusura causando tantissimi licenziamenti e disagi ai cittadini. In Sicilia resterebbero solo una ventina di consorzi».

Lo afferma la deputata alla Camera, Giulia Di Vita (nella foto), che ha presentato un’interrogazione al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, chiedendo «per quali ragioni la bozza del nuovo tariffario non solo non considera il dislivello dei prezzi a livello regionale, ma prende in considerazione i costi delle sole strutture i cui volumi di prestazioni vanno da 5 a 11 milioni di esami all’anno, favorendo così di fatto le multinazionali a danno dei piccoli centri, ovvero le realtà di gran lunga più numerose e presenti nel Paese». Quindi al ministro si chiede se intende assumere iniziative per modificare la bozza delle nuove tariffe.

«È inammissibile pensare a tagli del 20 per cento a danno delle piccole realtà economiche, e in questo caso presidi sanitari, a favore invece di lobby e multinazionali- aggiunge Di Vita- Il nuovo tariffario, così concepito, comporterebbe la perdita di centinaia di posti di lavoro a causa della probabile chiusura di numerosi centri che non reggerebbero la concorrenza dei grandi colossi, in particolare nel Mezzogiorno. Infatti ormai da un decennio Sicilia, Campania e Calabria sono le regioni con il bacino medio di utenza inferiore. È l’ennesimo colpo ai servizi sanitari regionali e un ulteriore aggravio del divario Nord-Sud Italia, che non permette ai cittadini di ricevere pari accesso alle cure e ai servizi in tutto il Paese».

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