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Prevenzione dei suicidi negli Istituti penitenziari, al via un progetto con la partecipazione dell’Asp di Enna

12 luglio 2017

Il protocollo d'intesa.

 

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Il Direttore Generale dell’ASP, Giovanna Fidelio, il Direttore dell’Istituto Penitenziario di Enna, Letizia Belelli, il Direttore dell’Istituto Penitenziario di Piazza Armerina, Gabriella Di Franco, alla presenza del Direttore Sanitario, Emanuele Cassarà, e del Direttore dell’Unità Operativa Complessa Salute Mentale, Giuseppe Cuccì, hanno sottoscritto il protocollo per la prevenzione del rischio suicidario negli Istituti Penitenziari di Enna e Piazza Armerina.

«Lo scopo del Protocollo d’Intesa– si legge nel documento- è quello di disciplinare in maniera condivisa ed integrata le modalità operative che gli operatori degli Istituti Penitenziari (Sanitari e dell’Amministrazione Penitenziaria) dovranno adottare per un’adeguata prevenzione dell’azione suicidaria e la gestione del disagio psichico della popolazione detenuta».

«Alla realizzazione dei succitati obiettivi concorrono molteplici fattori: la scelta dell’allocazione più confacente ai bisogni del detenuto, la riduzione dell’impatto con la realtà carceraria, l’osservazione diretta e congiunta del detenuto da parte di tutti gli operatori, l’approfondimento diagnostico, la richiesta di cure, la progettazione e attivazione di un piano di intervento condiviso sul detenuto portatore di disagio psichico e/o a rischio suicidario».

La recente normativa inerente il passaggio delle competenze dalla sanità penitenziaria al Servizio Sanitario Nazionale, avvenuto per la Regione Sicilia a decorrere dal 05.02.2016, prevede tra gli obiettivi di salute «la prevenzione dei suicidi e dei tentativi di suicidio, attraverso l’individuazione dei fattori di rischio», e stabilisce espressamente che i presidi sanitari presenti negli istituti penitenziari e servizi minorili debbano adottare procedure che riducano il più possibile gli effetti traumatici della privazione della libertà mettendo in atto gli interventi necessari a prevenire atti di autolesionismo.

Particolare importanza viene data alla promozione di corsi di “care givers” o “peer supporters”, per formare detenuti con competenze adeguate per lo svolgimento di interventi secondo il modello del care giver familiare, anche per l’assistenza ai detenuti che presentino una condizione di disagio psichico.

Tra gli interventi, già avviati, ci sono la valutazione dei livelli di rischio suicidiario, l’attivazione dello staff “casi critici” e la gestione di tali eventi «tenuto conto- si legge nel documento sottoscritto- che l’Istituto di Pena è luogo in cui è significativa la percentuale di persone detenute portatrici di disagio psichico (storie di precedenti comportamenti suicidari, di disturbi mentali non acclarati, di problemi di abuso di sostanze, di isolamento sociale ecc), spesso preesistente e poi slatentizzato dal processo di istituzionalizzazione coatta che agisce come elemento stressogeno soprattutto in soggetti vulnerabili».

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