Laboratori di analisi siciliani, il Tar non concede la sospensiva: dovranno accorparsi entro il 3 agosto 2017

28 aprile 2017

Respinta la domanda cautelare contro i decreti dell'assessorato regionale alla Salute: «I sei mesi di tempo sono un termine congruo. Inoltre, c'è la possibilità di diversificate e flessibili forme di aggregazione, tra cui le ATI».

 

di

PALERMO. Nulla da fare, il termine resta quello fissato dall’assessorato regionale alla Salute:  i laboratori di analisi siciliani dovranno accorparsi tra loro entro il 3 agosto 2017, pena perdita dell’accreditamento.

Lo ha stabilito il Tar Sicilia (Sezione Terza, clicca qui) respingendo il ricorso dei laboratori di analisi che avevano chiesto l’annullamento, previa sospensiva, degli atti amministrativi con i quali la Regione ha disposto l’accorpamento: in primis, il decreto assessoriale n.1874 del 3 ottobre 2016 (pubblicato nella Gurs del 7 ottobre 2016) e il successivo decreto assessoriale n. 182 dell’ 1 febbraio 2017 (pubblicato nella Gurs del 3 febbraio 2017).

Al termine della Camera di Consiglio del 21 aprile, i magistrati Solveig Cogliani (presidente), Nicola Maisano (consigliere ed estensore) e Maria Cappellano (consigliere) hanno ritenuto, infatti, che «ad una sommaria cognizione- e salvi gli ulteriori approfondimenti nel merito- le censure dedotte non presentano sufficienti profili di fumus boni juris».

I motivi? Anzitutto, il termine statuito dal decreto assessoriale del 1 febbraio per la costituzione di nuove aggregazioni o per la rimodulazione di quelle già esistenti, fissato in sei mesi dalla data di pubblicazione sulla Gurs (avvenuta, appunto, il 3 febbraio) «appare congruo e idoneo, in ragione del fatto che è ormai da tempo prevista la soglia minima di prestazioni e con essa la doverosa e urgente attivazione di un reale processo di aggregazione».

Inoltre, secondo il Tar «le altre doglianze, allo stato attuale, non appaiono di immediata evidenza, tenuto conto del complessivo contenuto del provvedimento e, in particolare, della possibilità di fare ricorso a diversificate e flessibili forme di aggregazione (tra cui le ATI: vedi art. 1 lett. b del decreto pubblicato il 3 febbraio), comunque coerenti con la necessità che la Regione abbia un unico interlocutore con responsabilità contrattuale e clinico/assistenziale». Da qui il verdetto: «In conclusione non si ravvisano gli estremi per la concessione della misura cautelare richiesta».

Tra le possibilità previste dall’ultimo decreto sul tema firmato da Gucciardi, c’è pure il ricorso al cosiddetto contratto di rete, fortemente contestato dal sindacato FeNASP (Federazione Nazionale Aziende Sanitarie Private) guidato in Sicilia da Felice Merotto (leggi qui precedente articolo di Insanitas): «Aprire al cosiddetto contratto di rete significa consentire ai micro-laboratori di superare la logica del laboratorio centralizzato, vanificando di fatto gli sforzi fatti dal 2007 ad oggi».

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE...

Made with by DRTADV