Aggregazione dei laboratori di analisi siciliani, retromarcia in vista? Ecco l’atto di accusa della Fenasp

8 aprile 2017

Il presidente regionale Felice Merotto contesta il via libera al cosiddetto "Contratto di rete": «Assurdo, così si permetterebbe ai micro-laboratori di superare la logica virtuosa del laboratorio centralizzato». La replica del presidente della commissione Sanità dell'Ars: «Cerchiamo di trovare un punto di equilibrio tra strutture grandi e minori».

 

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PALERMO. Ormai da mesi è in atto un durissimo scontro fra i laboratori di analisi siciliani, rappresentati dalla FeNASP (Federazione Nazionale Aziende Sanitarie Private), l’assessorato regionale alla Salute guidato da Baldo Gucciardi e la Commissione Sanità dell’Ars presieduta da Pippo Digiacomo.

Al centro della contesa la riorganizzazione dei laboratori privati con sede in Sicilia ed in particolare il lungo e tortuoso percorso, già previsto nel piano di rientro 2007/2009 adottato dalla Regione in esecuzione della Finanziaria del 2007, indirizzato all’istituzione del sistema dei consorzi fra piccoli e medi laboratori.

Assessorato e VI Commissione, secondo le accuse della FeNASP, dopo anni di lavoro, hanno improvvisamente deciso di fare marcia indietro, vanificando lo sforzo dei laboratori che in questi anni hanno avviato, ed in molti casi portato a compimento, il percorso di aggregazione funzionale. Ciò che si contesta in particolare è l’ultimo decreto pubblicato a febbraio 2017 e la “Risoluzione n. 65” della VI Commissione ARS con la quale in sostanza si prevede il “contratto di rete” quale strada alternativa alla costituzione dei “Consorzi” per il raggiungimento dell’obiettivo delle soglie minime previste dalla legge.

Ma andiamo con ordine:

4 anni dopo la finanziaria del 2007, la Conferenza Stato- Regioni, nella seduta del 23 marzo 2011, metteva dei paletti precisi per raggiungere gli obiettivi posti dal piano di rientro: ciascun laboratorio, o consorzio di laboratori, per mantenere l’accreditamento istituzionale doveva raggiungere, entro tre anni, una soglia minima di 200 mila prestazioni annue, partendo da un volume minimo di 100 mila esami di laboratorio all’anno. Paletti che venivano adottati formalmente dall’Assessorato con D.A. n. 1629 del 2012.

Trascorsi praticamente invano 2 anni, nel 2014, con D.A. n. 1006 l’allora Assessore alla salute Lucia Borsellino dettava nuovamente i tempi per il raggiungimento delle soglie minime previste dalla Conferenza Stato- Regioni, rideterminati rispettivamente al 1° gennaio 2016 per il limite minimo di 100 mila prestazioni e al 1° gennaio 2018 per la soglia delle 200 mila prestazioni.

A legittimare il percorso intrapreso interveniva, a seguito di un ricorso, anche una pronuncia del Consiglio di Giustizia Amministrativa (n. 157 del 31 maggio 2016) secondo la quale i provvedimenti adottati dall’assessorato alla salute con il D.A. 1006 del 2014, per il raggiungimento della soglia minima delle 200 mila prestazioni costituivano “il necessario ed indifferibile momento di avvio del processo rivolto a rendere possibile il raggiungimento delle soglie minime fissate”.

Arriviamo quindi ai giorni nostri. Dopo ritardi e rinvii, lo scorso 3 febbraio l’assessorato regionale della Salute emanava un nuovo decreto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, con il quale veniva ribadita la soglia minima delle 200 mila prestazioni annue che ciascuna struttura privata deve eseguire per ottenere l’accreditamento istituzionale, e veniva anche inserito l’allegato tecnico che indicava tempi e modi per ottenere (o mantenere) l’accreditamento istituzionale.

Inoltre, nel decreto pubblicato nella GURS del 03/02/2017 si dava via libera pure agli eventuali contratti di rete. E pochi giorni dopo, pure la Commissione Sanità ha approvato una risoluzione che apre la strada al cosiddetto contratto di rete.

Una scelta fortemente avversata dalla FeNASP che il 28 febbraio u.s. scrive una pesantissima nota: «La politica populista legata alle prossime elezioni regionali ha deciso di acquisire il consenso elettorale di circa 250 laboratori che eseguono meno di 30 mila prestazioni l’anno, bloccando un processo di reale rinnovamento della rete laboratoristica a vantaggio dei cittadini e delle finanze della Regione, al solo fine di mantenere realtà organizzative di micro-laboratori privati al di fuori da qualsiasi contesto nazionale ed europeo».

«Attraverso i consorzi- afferma il presidente regionale di FeNASP, Felice Merotto– si dà vita ad un sistema virtuoso, composto da una rete diffusa di punto di accesso (ex laboratori) per le attività preanalitiche (i prelievi del sangue, ad esempio). Poi i campioni vengono trasferiti ed esaminati in un laboratorio centralizzato, infine i referti tornano ai punti di accesso per l’attività post analitica».

«Il valore di questo sistema- aggiunge Merotto- è basato soprattutto sui laboratori centralizzati che consentono di avere una dotazione organica adeguata, oltre ad attrezzature e macchinari moderni e performanti. Ciò grazie alle forti economie di scala che si realizzano attraverso il raggiungimento delle sogli minime. Le recenti rilevazioni del Centro Regionale per la Qualità istituito presso l’Assessorato confermano come i consorzi producano standard qualitativi decisamente superiori ai micro laboratori. Aprire al cosiddetto contratto di rete significa consentire ai micro-laboratori di superare la logica del laboratorio centralizzato, vanificando di fatto gli sforzi fatti dal 2007 ad oggi, con il rischio di aprire le porte alle multinazionali che da anni tentano di entrare nel mercato fagocitando i piccoli laboratori in difficoltà, bypassando ogni sorta di controllo, compreso quello del CRQ, che in una prospettiva del genere finirebbe per essere smantellato».

«La nostra regione- ricorda Merotto– è stata la prima in Italia, fin dal 2012, ad emanare un decreto che permetteva l’aggregazione funzionale, sotto forma di consorzi, dei laboratori analisi convenzionati mantenendo l’autonomia amministrativa, per non depotenziare il valore delle singole imprese. Un percorso già in itinere da diverso tempo che ha dato vita a ben 57 consorzi già accreditati ed operanti mentre altri sono in fase di costituzione. Ciò solo per sottolineare che la Sicilia non ha bisogno di scopiazzare modelli importati da altre regioni, per antro ritenute non virtuose dallo stesso ministero della Sanità, come fa la VI Commissione tirando fuori dal cilindro l’esempio della Basilicata al solo fine di giustificare questa incomprensibile apertura al contratto di rete che poi significa tutto e non significa niente».

Ecco la replica di Pippo Digiacomo: «Il comparto dei laboratori analisi è un settore molto diviso e frastagliato, nel quale insistono realtà molto diverse fra loro. Abbiamo aperto un tavolo tecnico per trovare un punto di equilibrio fra realtà minuscole e realtà molto grandi. Fermo restando l’obiettivo dell’aggregazione funzionale, il nostro tentativo è indirizzato a non demolire quei laboratori che, pur non raggiungendo singolarmente i limiti minimi fissati dalla legge, magari solo per poche centinaia di prestazioni meritano di mantenere una proprio autonomia».

I NUMERI:

Laboratori che hanno erogato nel 2016 meno di 30.000 prestazioni = 156 (di cui nessun consorzio)

Laboratori che hanno erogato nel 2016 da 30.000 a 50.000 prestazioni = 100 (di cui 2 consorzi)

Laboratori che hanno erogato nel 2016 da 50.000 a 100.000 prestazioni = 74 (di cui 11 consorzi)

Laboratori che hanno erogato nel 2016 da 100.000 a 200.000 prestazioni = 45 (di cui 24 consorzi)

Laboratori che hanno erogato nel 2016 più di 200.000 prestazioni = 20 (tutti consorzi)

CONSORZI operanti al 31-12 –2016: 57

LABORATORI NON CONSORZIATI al 31-12-2016: 338

LABORATORI ESISTENTI PRIMA DELLA FASE DI AGGREGAZIONE: 670

 

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